…e ora tocca ai libri…

Posted on 7 marzo 2011

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La digitalizzazione è un processo che sta investendo l’intera umanità intesa come infrastruttura; credo ormai non sia esagerato dirlo. Questo processo sta modificando anche il campo dei libri, dopo aver già toccato (rivoluzionato) la musica ed il giornalismo.

O’reilly è un editore specializzato in libri che parlano di tecnologia; ha dichiarato di aver generato nel 2010 l’88% dei volumi ed il 79% del valore dalla vendita di libri in formato elettronico (e-books). Questo editore  non è ovviamente rappresentativo della media attuale; in quanto editore tecnologico ha un pubblico di persone predisposte a spostarsi prima degli altri nel dominio del digitale. Il dato quindi rappresenta ciò che succedera tra qualche anno a livello mainstream. L’elemento che sta stimolando questo passaggio è stato soprattutto Kindle: prima della sua introduzione i libri elettronici non avevano un ecosistema strutturato (per la pubblicazione e la vendita) su cui proliferare: oggi questa sovrastruttura vitale per il mercato c’è.

Al livello degli autori, come i blog tra la fine dei ’90 e l’inizio del 2000 venivano guardati con sospetto o sufficienza dai giornalisti per poi esseri ripresi nelle logiche (e alcuni blogger essere assunti da parte di testate tradizionali) negli anni successivi, lo stesso sta succedendo con i libri: nnuovi autori “indie” che poco hanno a che spartire con gli editori tradizionali, stanno costruendo un mercato basato su regole economiche più vicine al mondo del software che a quello dell’editoria, la quale infine si lascerà contaminare. Si tratta di autori che hanno venduto già diverse migliaia di copie su Kindle, come riportato in questa classifica.

La digitalizzazione modifica anche le regole per la fissazione del prezzo, introducendo una logica controintuitiva se vista con gli occhi dell’editore tradizionale: con il libro elettronico, un ribasso consistente del prezzo unitario di un libro è in grado di generare maggiori guadagni. A questo link c’è un’analisi abbastanza articolata riguardo al pricing dei libri elettronici; la sintesi del discorso è che accettare minori guadagni sulla singola unità venduta può garantire maggiori volumi e la permanenza nelle classifiche online, come quella di Amazon, creando un forte effetto volano dato dai comportamenti emulativi di chi compra i libri in classifica. Il risultato finale è un livello maggiore dei guadagni complessivi. Per fare un paragone, è la stessa logica di chi pubblica applicazioni gratuite, ma solo per un giorno, sull’app store di Apple, in modo da farle comparire nelle posizioni “top” delle applicazioni più scaricate e poi monetizzare nei giorni successivi.

Il fatto è che nell’ambito digitale i ranking e gli algoritmi di indicizzazione dei contenuti costituiscono la spina dorsale di qualsiasi attività di business, ed i comportamenti “virali” di emulazione pesano molto più che nei canali di vendita fisici, tradizionali.

Sul fronte della quantità / qualità delle pubblicazioni, la digitalizzazione stimola gli scrittori più prolifici a pubblicare, facendo spazio ai meritevoli; dall’altro lato lo sfruttamento di certe dinamiche del digitale, quali il passaparola e meccanismi virali molto forti – più forti che nel mondo fisico – generati dalle classifiche di vendita, si prestano a rischi simili a quella che già sottolineavo nel mio post precedente a proposito delle “content farms”. Nel caso dei libri questo rischio è nella realizzazione di operazioni furbette quali la pubblicazione di libri “commodity” venduti a basso prezzo, poco originali / che sfruttano filoni di tendenza che permettono di generare discreti volumi in poco tempo per rimanere nelle classifiche il tempo sufficiente a generare quell’effetto volano di cui parlavo.

A guardare le classifiche sembra proprio che questo è ciò che sta accadendo dato che la “reginetta” delle vendite di libri elettronici in US è tal Amanda Hocking, scrittrice che a 26 anni ha già pubblicato 12 romanzi su Kindle, tutti nel filone “romance/vampires”, e che vanta la rispettabile quota di 100.000 libri venduti in formato elettronico. Una scrittice che sfrutta un filone commerciale per guadagnare a sua volta visibilità con un alto numero di pubblicazioni, in pieno stile “content farm”.

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