Il mondo visto con gli open data

Posted on 16 gennaio 2011

0


Fedex ha messo online una piattaforma di visualizzazione di dati socio-economici direttamente su carte geografiche che fornisce il “colpo d’occhio” sulla rilevanza di un paese distorcendone la dimensione a seconda del suo peso su indicatori che spaziano dai media/comunicazione, livelli di ricchezza e di istruzione, investimenti in ricerca e sviluppo, ecc… Questo strumento permette ad esempio di vedere un Italia  più grande del Regno Unito per quanto riguarda  il numero di stazioni radio e TV sul territorio.

Ma vediamo anche un Italia molto più grande di paesi come gli Stati Uniti per quanto riguarda l’utilizzo del mobile per accedere al web (il che sottolinea un po’ ciò che ho detto quando ho aperto questo blog, e che è stato sintetizzato nel sottotitolo del blog stesso: ci sono alcuni “fenomeni digitali” che sono già presenti anche se nel linguaggio comune – nelle credenze diffuse a livello aziendale e non solo – vengono ancora descritti come fenomeni che accadranno nel futuro).

Non è la prima volta che viene utilizzato questo sistema per visualizzare dati mondiali; non era quindi sulla piattaforma di Fedex che volevo porre l’attenzione, per quanto sicuramente ben fatta e non trascurabile anche come iniziativa d’immagine, per un’azienda che si occupa a modo suo di tenere in collegamento il mondo intero. L’aspetto su cui mi piaceva porre l’attenzione è che, da quanto ho potuto rilevare consultando le fonti utilizzate, l’intera piattaforma di visualizzazione è basata su Open Data; Open Data è una filosofia ma anche una pratica di liberazione dei dati da vincoli di copyright e brevetti (come riportato su Wikipedia).

Non sto a ripetere quanto è importante la circolazione delle informazioni, soprattutto nella comunità scientifica e in tutti quegli ambiti dove si prendono decisioni; è su questi presupposti che si è formata la Rete. Sarà interessante il giorno in cui anche il mondo corporate comincerà a pensarla in questo modo, anziché utilizzare gli Open Data a solo scopo d’immagine; questo non vorrà dire divulgare dati sensibili su cui si basa la propria esistenza ma riconoscere quali dati, se resi pubblici, possono aiutare a far crescere il proprio mercato / il mondo e quindi anche la propria attività.

Sono chiari il modo di pensare e anche le motivazioni di chi vuole preservare il proprio potere / presa tramite l’opacità e l’esclusione degli altri (concorrenti ma spesso anche collaboratori) dalle informazioni e dall’accesso ai nodi tramite cui le informazioni passano. E’ anche chiaro che questo atteggiamento è superato in diversi ambiti e che – se proprio di potere si vuol parlare – questo sarà sempre più in mano a chi è trasparente / aperto ma nel contempo l’unico in grado di gestire la conoscenza di cui è in possesso.

Il frutto dell’apertura potrà anche essere un nuovo business altrimenti non possibile: la mediazione tra chi ha bisogno di informazione e chi la immette nello spazio pubblico.

Messo il tag: , , ,
Posted in: Dati, riflessioni